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ANCORA UNA VOLTA A BUTERA

 

di Vittorio Frau

Arrivare a Butera per la seconda volta non ha scalfito per nulla quella sensazione di magia che mi ha piacevolmente pervaso lo scorso anno, quando dal bus vidi la città apparire all’improvviso dopo un tornante, quasi minacciosa, raccolta dentro mura invisibili sopra un colle che domina l’intera vallata. Durante la prima edizione del concorso letterario ebbi l’immensa soddisfazione di vincere il primo premio per la sezione narrativa, quest’anno ho avuto più tempo per guardarmi intorno e assaporare l’aria di festa, la voglia di cultura che accomunava tutti le persone convenute per l’evento.

È stata una gran festa in cui ha vinto la qualità: e avendo letto tutti i racconti posso dire che quest’ultima non è mancata. È stata una giornata frenetica, ma per fortuna non sono mancati momenti divertenti che hanno contribuito a renderla ancora più piacevole.

Che dire del viaggio in piedi del giurato Sergio Belfiore, che ha affrontato le curve a gomito mantenendosi in piedi con stile da perfetto “surfista”? E il tentativo di “estremizzare” la giuria trasformando il cognome di Mariella Sudano in un minaccioso “Sudan” rievocante scenari da dittatura subsahariana?

Di questa giornata ricorderò il viso dei vincitori non appena il bravissimo Emanuele Puglia cominciava a scandire le parole con le quali iniziavano i loro racconti, le loro poesie; la felicità sincera del Sindaco Luigi Casisi e delle tante persone che ho rivisto o visto per la prima volta.
Ma c’è un qualcosa, di sicuro sfuggito alla maggior parte dei convenuti, un qualcosa verificatosi a bordo dell’autobus che ci riportava a Catania: la grande stanchezza conseguente a una giornata piena di avvenimenti si era, come ovvio, impadronita di tutti i viaggiatori, o meglio di QUASI tutti!

C’era chi cedeva al sonno e sbatteva ripetutamente la testa contro il finestrino, chi teneva la bocca aperta e le braccia lungo i fianchi; altri, magari incontratisi per la prima volta, erano beatamente addormentati fianco a fianco, con la testa poggiata sulla spalla dell’altro… ma qualcuno, anzi qualcuna, pareva non risentire della stanchezza: Vera Ambra, non ancora soddisfatta della pur appagante giornata trascorsa, sembrava animata da un demone vulcanico, vagava instancabile nel buio del bus, riuscendo in un batter d’occhio a organizzare un prossimo evento a Cagliari, assegnare la supervisione dell’attività di Akkuaria nell’area dei Balcani, accennare a un qualcosa che riguardava la Russia e chissà quant’ altro, visto che non ha “saltato” un solo passeggero! Sono certo che ha già chiara in mente la terza edizione del Premio!

 

 

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