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È il momento dei primi tre “classificati”

di Giulio Maffii

 

È la prima volta che vedo la Sicilia. La prima volta, anche se fa parte del mio immaginario. Gli odori, i colori, le persone, tutto come avevo sempre pensato.

Giungo venerdì sera a Palermo, si sa le linee aeree non tengono conto delle necessità di un premio letterario, giusto il tempo di riposare e all'alba il pullman per Catania è preso.

Catania mi si apre improvvisa, la respiro, non è più una bella foto.

Mi perdo immediatamente e ritrovo la strada, come accade sempre del resto.

Vera Ambra inizia a chiamarmi, “dove sei?” ..arrivo, arrivo…

Eccoci davanti alla stazione centrale.. un altro piccolo autobus, altre due ore prima di Butera.

Sono insieme a tante persone, scrittori, fucine di idee, sono sereno. Non ci conosciamo ma ci conosciamo profondamente.

Vera parla con tutti, ha una parola per ognuno. Attraversiamo un'altra parte di Sicilia, cambiamo provincia, il paesaggio si fa rarefatto, si parla, si comunica.

Ecco Butera, intagliata a picco del cielo.

Si pranza, in abbondanza, si chiacchiera, si mischiano i dialetti di provenienza, la conoscenza inizia ad essere amicizia.

Ci sono nodi invisibili che ci legano.

 

Inizia la premiazione, il nuovo teatro, le personalità, la giuria. Emanuele Puglia, bravissimo attore e voce recitante, da vita ad uno spettacolo nello spettacolo, ogni poesia, ogni racconto diventa nuovo, si rigenera e regala emozioni. Assistiamo ad un filmato su Fortunato Pasqualino, ad una proiezione fotografica su Butera. Salvatore Calaciura con maestria guida la cerimonia.

 

È il momento dei primi tre “classificati”, ma è un termine che non mi piace, qui c'è soltanto la poesia come vincitrice e la vera poesia non ha “classifica”. La terza, la seconda, bellissime.

Emanuele attacca, in un'atmosfera raccolta e attenta, con la poesia scelta tra tutte dalla giuria. La conosco. Panico, gioia, soddisfazione, non lo so.

Non sono io che ho vinto, è la poesia. Mi chiamano, imbarazzo.

Mi sciolgo soltanto con Vera. Per chi vive di parole rimanerne senza proprio in quell'istante forse è un contrappasso.

Spettacolo con i pupi, affascinanti, Fortunato Pasqualino li adorava ed aveva scritto anche per loro piece teatrali. Ci salutiamo, riprendiamo il piccolo autobus, chi parla, chi riposa, chi telefona. Arriviamo a Catania piena di gente, di giovani, di tanta storia scritta e da scrivere, arricchito da tutti quelli che ho incontrato e che incontrerò, ne sono sicuro, ancora e ancora.

 

 

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