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Provincia Regionale di Caltanissetta

* Concorso Letterario
Fortunato Pasqualino
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SU BUTERA

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Fortunato Pasqualino
Autore di opere di
filosofia, di narrativa e di teatro, è nato nel 1923 a
Butera (Caltanissetta).
Ha trascorso la
fanciullezza e l’adolescenza
a Caltagirone, dove fin da ragazzo ha lavorato negli
aranceti prima di riprendere i suoi studi interrotti.
Si è laureato in
Filosofia a Catania nel 1951, e dopo la pubblicazione dei
suoi primi saggi ha insegnato per alcuni anni in Sardegna
prima di stabilirsi a Roma, dove ha lavorato per la RAI come
programmista e conduttore di programmi radiofonici e
televisivi. Ha insegnato filosofia dello spettacolo per
diversi anni all’università Pro Deo (oggi LUISS), oltre a
condurre un’estesa attività
di collaborazioni giornalistiche con vari quotidiani e
riviste di cultura.
Tra i suoi primi
scritti di filosofia, troviamo A proposito della storia
come linguaggio (per il Congresso filosofico di
Messina, 1948), Educazione e linguaggio
(1957) e Discorsetto di metafisica (1959), seguiti
dalla descrizione del mondo contadino arcaico della sua
infanzia in Sicilia, nella sua prima opera di narrativa,
Mio Padre Adamo (premio selezione «Campiello» nel 1963 e
premio «La Madonnina» nel 1964). Seguono altri libri fra cui
La Bistenta (1964), Diario di un metafisico
(1964), America baccante (1968), Caro buon Dio
(1970), La casa del calendario (1976), Le vie
della gioia (1975), Il giorno che fui Gesù
(1977), Un cavallo per sua maestà (1978), La
locanda del Vangelo (1978), L’orecchino del filosofo
(1979), Teatro con i pupi siciliani (1980), I
segni dell’anima (1982), L’arte dei pupi (1983),
Sant’Antonio racconta (1985), Preghiera di uno
stravagante (1987) Confidenze di Barbara (1988),
La danza del filosofo (1992), Lo zingaro di
Sicilia (1993), e Gli orecchini di Dio: l’assurdo tra
noi (1996).
Dopo aver vinto il
«Premio Pescara» nel 1968 con la sua prima opera teatrale,
Abelardo, Fortunato ha fondato insieme con il fratello
Pino la compagnia teatrale “Teatro di Pupi Siciliani dei
Fratelli Pasqualino” (inizialmente denominato “Teatro Minimo
di Pupi Siciliani”), che ha esordito nel 1969 a Pescara con
lo spettacolo Trionfo, passione e morte del cavaliere
della Mancia. Per circa trent’anni la compagnia dei
Fratelli Pasqualino, con le sue rappresentazioni in tutta
l’Italia e all’estero dei vari testi scritti da Fortunato
per i pupi, ha contribuito al rinnovamento dell’opera dei
pupi siciliani, la quale nel 2001 ha ricevuto dall’UNESCO il
riconoscimento come “capolavoro del patrimonio orale ed
immateriale dell’umanità”.
Come
sceneggiatore, Pasqualino è stato il coautore insieme col
regista Ermanno Olmi del film "Durante l'estate", presentato
al Festival di Venezia del 1971, e di "Turi e i paladini" di
Angelo D'Alessandro (1978). Nel 1975 ha ricevuto il premio
«Teatro Nuovo» per Un cavallo per Sua Maestà, e nel
1978 il Premio «Ennio Flaiano» per l’opera teatrale
Socrate baccante, pubblicata poi nel libro La
danza del filosofo (1992).
Nel 1999, in
occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione
del Consiglio d’Europa, Pasqualino è stato uno degli
scrittori europei invitati a comporre un breve testo da
incidere sul Ponte d’Europa a Strasburgo come simbolo di
riconciliazione fra le nazioni della nuova Europa. L’ultima
sua opera, prima del decesso a Roma il 14 settembre 2008, è
stata pubblicata nel 2005 col titolo “Chiunque tu sia –
Con Gesù a passo d’asino”.
Di
lui hanno scritto vari critici, tra i quali
Salvatore Latora: “Pasqualino
affascina per la grande carica di umanità che traspare da
ogni pagina dei suoi scritti e per la sua originale
capacità di trasformare i dati autobiografici
di un microcosmo
vissuto e sofferto esistenzialmente nell’infanzia, in una
problematica di senso universale.”
Mario Pomilio: “P. è un irregolare
della filosofia e anche della narrativa...Egli insegue
semmai un certo personaggio che non è poi altro che lui
stesso, con intero la sua sagoma di vagabondo
dell’intelligenza....”
Mons. Gianfranco Ravasi: “Pasqualino
nei suoi libri fa trasparire un personaggio
autobiografico che ama le frontiere, corre lungo gli abissi,
evita le pianure della banalità, sperimenta una religiosità
libera e biblica.”
Giancarlo Vigorelli: “strano,
selvaggio e raffinato, paradossale filosofo moderno e antico
poeta...religioso, spregiudicato ma integro.”
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