Un
piccolo modo per dire Grazie
di Paolo Merenda
Prima del 29 maggio, non ero mai riuscito a
toccare la Sicilia, nonostante mi piaccia molto viaggiare. È la
prima delle cose per cui devo dire grazie a Vera Ambra e ad
Akkuaria.
Ho avuto modo di visitare una terra incantevole,
assaggiarne i sapori, sentirne gli odori, lasciarmi avvolgere da
quest’atmosfera quasi magica. Ed ho potuto conoscere tanti uomini e
donne che hanno la mia stessa passione, l’arte.
Ed anche se, come ho
avuto modo di dire, il mio lavoro verte su tutt’altro, mi fa piacere
poter interagire con persone così interessanti. Questo è uno degli
altri motivi per cui essere grato a Vera ed alla sua creatura,
Akkuaria. Ma c’è stato dell’altro.
C’è stato il premio Fortunato
Pasqualino, premio intitolato ad una figura di spicco nel panorama
nazionale, sia per la letteratura, sia per i suoi pupi, ma
sopratutto per ciò che era. Una persona squisita. E, dulcis in
fundo, è arrivato un importante riconoscimento per il mio racconto,
il terzo posto nella sezione narrativa. A dire il vero, mi ero
chiesto come mai fosse stato scelto, in quanto lo consideravo, e lo
considero, un primo paragrafo di un romanzo che ho già in mente, per
alcuni tratti. Ma quando la mia amica Ilaria, di fianco a me, mi ha
fatto notare che Emanuele Puglia stava leggendo (magistralmente) il
mio racconto, non ho avuto parole.
Torno sulla terraferma con un importante
bagaglio in più: aver scoperto che ci sono tante persone dedite alla
promozione della cultura, tante persone che vogliono ricordare, e al
meglio, chi ha cambiato la storia dell’Italia, dal punto di vista
culturale. Ed è a queste persone che dico grazie. A Vera, alla
giuria del premio, alle personalità politiche e culturali che hanno
dato il loro contributo. Se speranza c’è, è anche grazie a loro. |